WHEELCHAIR SPEED-BALL

Il gioco segue quasi totalmente le regole dello Speed-Ball tradizionale e richiede le stesse doti di abilità , strategia e preparazione atletica.

SPEEDBALL è sicuramente uno sport per diversamente abili.

Lo stereotipo comune porta a pensare ai disabili come persone malate, ferme, immobili finché non si assiste alle loro performance che mostrano tutt’altro: passione, energia impiegata nelle gare, determinazione nello sfruttare al meglio le proprie capacità residue, la loro vitalità, la muscolatura degli atleti. Il paradosso è che proprio chi “osa” vivere lo sport a dispetto del proprio handicap, lo fa perché è perfettamente conscio del valore del tentativo e vorrebbe ricevere di tanto in tanto una gratificazione per i risultati ottenuti in seguito ad allenamenti faticosi. Di fronte a questi atleti c’è da togliersi il cappello non per l’esempio che danno ma perché dal loro punto di partenza hanno percorso una distanza immensa ottenendo risultati di altissimo livello. Questa sarebbe per loro la più grande gratificazione.

Il disabile convive con pesanti modificazioni della propriocezione, della esterocezione, delle sensazioni relative al dolore/piacere; sperimenta una crisi nell’Unità Psicofisica dovuta ad una integrazione Mente/Corpo deficitaria, motivo per il quale spesso percepirà come negativo il giudizio degli altri. Attraverso l’educazione psicomotoria e la pratica sportiva, ha modo di sperimentare una nuova integrazione Mente/Corpo, ha la possibilità di migliorare sul piano cognitivo attraverso la conoscenza del proprio corpo, dello spazio, del tempo e della velocità; sul piano fisico aumentando la forza muscolare, la capacità di equilibrio, la coordinazione motoria, imparando a superare la fatica (che rappresenta uno dei primi ostacoli per la riabilitazione); sul piano sportivo acquisendo conoscenze tecniche delle varie discipline sportive, incentivando la comunicazione interpersonale e la collaborazione, rispettando le norme condivise; sul piano psicologico producendo uno stato di soddisfazione generale che conduce al contenimento degli stati emotivi, incrementando la capacità di autocontrollo; sul piano socio-educativo aumentando la propria autonomia, spronando all’impegno durante gli allenamenti e al rispetto dell’avversario, insegnando il coraggio, promuovendo la lealtà; favorendo la socializzazione, l’aggregazione, integrazione, superando così paure, pregiudizi e isolamento. Ma perché ciò accada, occorre fare in modo che lo sport sia in funzione del soggetto e non viceversa, in special modo se la persona che lo pratica è un disabile.